AZIENDA AGRICOLA VILLA FORNI

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L’antica località di Cognento, sita alle porte di Modena, testimonia la presenza di insediamenti umani sin dall’età del bronzo, prima ancora della nascita di Modena stessa. L’agricoltura divenne fin da subito la più importante fonte di sostentamento per le popolazioni che si succedettero nel corso dei secoli su questa terra estremamente fertile e non fu mai abbandonata.
Nel 1711 Paolo Forni sposò la nobile Francesca Barozzi, proprietaria di una vasta tenuta agricola a Cognento, che passò quindi in eredità ai figli, Giovanni Battista e Francesco.
Questi procedettero alla ristrutturazione della cinquecentesca villa padronale, conformandola ai canoni estetici dell’epoca, sia all’esterno, con l’aggiunta delle dipendenze ai lati e dei prospetti scenici sul fronte e sul retro, che all’interno, creando un piano terra votato ai ricevimenti, seguendo lo stile neoclassico tipico di quel periodo.
Questa conversione a luogo di rappresentanza della villa si rese necessaria anche per i ruoli di sempre maggior rilievo ricoperti presso la corte Estense dai membri della famiglia Forni, culminati con la nomina a Ministro della Pubblica Economia e Istruzione prima e Ministro degli Esteri poi, del Conte Giuseppe Forni, mentre il fratello Conte Luigi copriva la carica di Primo Aiutante di Campo del Duca Francesco V d’Austria Este.
Con l’unificazione d’Italia, nel 1959, e il conseguente esilio del Duca di Modena, la famiglia Forni scelse di non abbandonare il suo Sovrano e lo seguì in Austria, lasciando così per molti anni l’Azienda di Cognento in stato di quasi abbandono, fino a che nel primo dopoguerra il Conte Giuseppe Forni, nipote del fu Ministro tornò a Modena per occuparsene nuovamente in prima persona.

Le tragiche vicissitudini portate dal Secondo Conflitto Mondiale segnarono un rallentamento delle attività agricole, mentre la Villa divenne punto di riferimento e spesso luogo di rifugio per molti, ai quali mai furono negati asilo e cure, pur nelle precarie condizioni che la guerra imponeva.

Con la ripresa della vita normale e quindi dell’economia e in seguito alla sopressione della mezzadria, strumento sul quale si reggevano la gran parte delle tenute agricole dell’epoca, vi fu una drastica riorganizzazione dell’Azienda, che vide nascere una grande stalla razionale per le vacche da latte, tra le quali eccelsero alcuni esemplari di vacca bianca modenese ai quali furono anche riconosciuti importanti premi, e le varie strutture necessarie alla produzione di Parmigiano Reggiano, che divenne l’attività principale.

Negli anni ottante tuttavia la crescente concorrenza di realtà produttive di stampo maggiormente industriale e orientate alla grande distribuzione resero insostenibile un’attività legata comunque a metodi di lavoro tradizionali e tutti rivolti alla qualità del prodotto, e fu così che l’intero stabilimento di produzione e la stalla dovettero chiudere, e restarono in stato di abbandono per tutti gli anni a venire, mentre i terreni vennero mano a mano dati in affitto.
La Villa stessa venne abbandonata per oltre 50 anni.Fu agli inizi degli anni 2000 che gli eredi di questa lunga storia ripresero in mano la vecchia azienda, restaurando la Villa e tornandola ad abitare, e ristrutturando molte delle strutture circostanti, fino a che, nel 2017 si decise di dare un significato completamente nuovo a questo antico e importante lascito del passato restituendogli la dignità che gli spettava, riprendendo in conduzione diretta i terreni e risistemando le strutture, e dando vita a un progetto nel quale tradizione, cultura, rispetto per l’ambiente e per la qualità, attenzione per il prossimo, in special modo i più deboli, e bellezza si fondono insieme: questa è l’Azienda Agricola Villa Forni.
Oggi l’azienda si sviluppa su una superficie di circa 30 ettari, e nonostante la perdita di vaste aree di terreno nel tempo, mantiene ancora intatti tutti i principali edifici necessari al funzionamento di una realtà agricola del tutto autonoma, presentando così ai giorni nostri un raro esempio dell’organizzazione della vita nelle nostre campagne così come è stata per secoli, testimoniandone il valore che tutt’oggi rappresenta nella società

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